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UN
PO' DI STORIA
Si può dire con certezza che la storia di Orta
Nova, o meglio, la sua vita amministrativa di centro abitato, è
relativamente recente ed è accreditabile al 1611, anno in cui i Gesuiti
del Collegio Romano decisero di acquistare il feudo d’Orta popolando i
casali e le masserie esistenti in detto territorio. Nel periodo pre-romano,
quando DIOMEDE colonizzò la Daunia, questa era già retta dal re eponimo
DAUNO, di origini illirica, dal quale dopo alcuni contrasti ricevette in
moglie la figlia EVIPPE, la fanciulla DAI BEI CAVALLI, “ARGYRIP(P)A città DAI BIANCHI CAVALLI”.
E’ quasi certo che i cavalli bianchi di EVIPPE, ritrovati
da alcuni storici nella zona di Orta risalenti al periodo romano, fossero
utilizzati dai corrieri romani per portare notizie da HERDONIAE a
l’altra postazione che in tempi relativamente recenti era chiamato
PALAZZO PISCARDI, d’altronde la zona del Sannio, provincia che
abbracciava parte del Molise, la Campania e la Puglia, era famosa per
l’allevamento dei cavalli. In questo periodo nella zona d’Orta
v’erano sette poste rurali per cambio cavalli e allevamenti degli
stessi, aiutati dal fatto che nella zona si riunivano trè componenti
importanti, il bosco per dar modo ai cavalli di scorazzare, la grande
disponibilità di acqua, e grandi distese per il pascolo. Il più
importante di questi insediamenti era situato all’incirca dove oggi
sorge l’ex convento gesuitico essendo punto strategico ed il più
alto della zona ( 69 mt. s.l.m.). In seguito, sui resti
dell’insediamento romano, nel primo Medio Evo fu costruito un casale
che troviamo citato in un documento del 1184. Detto casale era alle
dipendenze dell’Abbazia della lucana Venosa, dei monaci Benedettini
dell’abbazia di Montecassino.
Nel
primo Medio-evo la popolazione della nostra
zona era nomade, ciò era dovuto in parte alla transumanza e in parte agli
spostamenti di piccole comunità a causa delle invasioni saracene. Le
legislazioni, prima bizantine, poi normanne e ancora sveve, angioine ed
aragonesi, ognuna a loro modo, tentarono di porre rimedio ad ingiustizie e
soprusi, ma d’altra parte alimentarono vizi e rancori dovuti alla
sudditanza. Nel periodo normanno il
palazzo d’Orta aveva il suo CONCERGIUS o CONTERGIUS (Ddi solito, un
cavaliere distintosi in guerra) incaricato di custodire il castello o
palazzo.Nel 1269 risulta CONTERGIUS Pietro Galesio a cui seguì Raolino
Normando. Col passaggio dai Normanni agli Svevi e precisamente con Enrico
VI (svevo), troviamo in alcuni documenti, ad Orta il “casale” che
faceva parte di un piano di difesa del territorio. Con Federico II in
luogo del casale fu costruito un CASTRUM, un piccolo palazzo usato come
residenza di campagna che l’imperatore alcune volte usò come luogo di
svago.Nel 1271 sono attestati lavori di riparazioni affidati al regio
carpentier JEAN DE TOUL nel palazzo regio d’Orta come risulta dai
documenti angioini.Alle maestranze francesi si affiancarono anche quelle
locali, infatti ANSERAMO DA TRANI risulta tra i costruttori del palazzo e
la manodopera fu reperita da CORLETO e SAN GIOVANNI IN FRONTE. Nel
quadrimestre Maggio-Agosto 1282, il castello d’Orta con altri cinque in
Capitanata, risultano amministrati direttamente dalla CORTE, a
dimostrazione dell’importanza che rivestiva. Dal 1300 sino agli
Aragonesi, ci fu un periodo buio che cominciò con interferenze nei
pascoli locali dei cavalieri teutonici, e continuò con le cattive annate
e con le epidemie del 1348 e della peste nera che ridussero de 35% il
numero degli abitanti e terminò con le guerre nelle quali la Capitanata
rappresentò la prima linea. Dopo un dominio aragonese durato circa 400
anni (un esempio importante era la famosa TAVERNA D’ORTA) ed alcuni
feudatari il feudo d’Orta viene acquistato dai GESUITI del
Collegio Romano nel 1611. Nasce così la “Casa d’Orta”. Espulsi i
Gesuiti nel 1767, i territori di Orta Nova, Ordina, Stornara, Stornarella
e Carapelle passarono al demani Regio, da cui “ REALI SITI”.Con la
sconfitta dei Borboni da parte di Giuseppe Bonaparte, il 1808 con decreto
dello stesso Orta divenne comune autonomo, solo nel 1863 sarà denominata
Orta Nova per distinguerla da altri due comuni d’Italia aventi lo stesso
nome.
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