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LEGGERE LA
SHOAH AI BAMBINI
Vi
proponiamo un percorso di lettura sull'argomento con alcuni tra
i libri più rappresentativi e dedicati a diverse fasce d'età.
Sono solo alcune idee di lettura per affrontare il tema con i
propri figli o per discuterne in classe con i propri ragazzi.
Freschissimo
di stampa è La portinaia Apollonia, una storia
scritta da Lia Levi (10,00 €, età di lettura dai 7 anni).
Un delicato racconto sulla shoah vista dagli occhi di un bambino
e magnificamente illustrato da Emanuela Orciari.
È
l'autunno del 1943, Daniel è un bambino ebreo. Il papà non c'è,
e la mamma lavora tutto il giorno, così Daniel deve correre a
fare la fila per comprare da mangiare. Ma è la portinaia
Apollonia a spaventarlo più di tutto...
Nel quartiere si dice che sia una strega. Finché
un giorno proprio quella strega terribile si rivela essere una
donna buona e molto coraggiosa. I testi sono adatti anche per i
giovanissimi, brevi e semplici, accompagnati da belle immagini.
Un libro perfetto per introdurre il discorso del nazismo e delle
leggi razziali.

Sempre
per i lettori più giovani c'è La storia di Erika,
di Ruth Vander Zee (Edizioni C'era una volta…, 2003, 14,00 €).
L'autrice del libro, durante un viaggio in una cittadina
medioevale tedesca, incontra una signora con cui scambia due
parole su un muretto: poche battute per capire che in comune
hanno l'origine ebraica e la signora, Erika, comincia a
raccontare la sua storia. Lo fa in poche pagine, o meglio, con
poche frasi, scarne, lineari, senza fronzoli, ma in cui ogni
parola ha il peso di un macigno:
«Dal 1993 al 1945 sei milioni di Ebrei,
della mia gente, furono sterminati.
Fucilati, lasciati morire di fame, gassati, bruciati nei forni.
Io no.
Io sono nata intorno al 1944.
Non so esattamente quando.
Non so neanche il mio vero nome.
Non so da dove vengo.
Non so se avevo fratelli o sorelle.
L'unica cosa che so, è che avevo solo pochi mesi, quando fui
strappata all'Olocausto».
La famiglia di Erika, probabilmente
rinchiusa in un ghetto, viene presa e caricata, come tante altre
migliaia di famiglie ebree, su un treno per i campi di
concentramento. Erika ricostruisce la sequenza degli avvenimenti
che ipotizza siano avvenuti, facendosi una serie di domande che
scavano solchi profondi nell'anima di chi ascolta, come
probabilmente li hanno scavati nella sua in tutti questi anni:
«Mi chiedo cosa abbiano provato quando giunsero alla stazione
ferroviaria. …Immagino mia madre che mi abbraccia stretta, come
a proteggermi dal fetore, dalle grida, dal pianto, dalla paura,
che ammorbano l'aria livida del vagone. Chissà se pronunciò il
mio nome, mentre mi avvolgeva stretta nella coperta di lana. Se
mi baciò, dicendomi quanto mi voleva bene. (…)». Rinchiusi nel
vagone, consci ormai che «da quel viaggio non sarebbe tornato
nessuno», i genitori di Erika la gettano dal finestrino su un
tappetino d'erba, dove viene trovata e raccolta da qualcuno e
affidata ad una donna che, a suo rischio e pericolo, la alleva
come se fosse sua figlia, volendole bene. Erika si sposa a
ventun anni, con un uomo “meraviglioso” e si costruisce una
famiglia con tre figli e poi dei nipotini. «Oggi la mia genia ha
messo nuove radici» conclude Erika raccontando la sua storia,
come ad affermare la continuità della vita, nonostante i sei
milioni di esseri umani «la cui esistenza fu vilmente profanata,
il cui albero genealogico venne abbattuto». Ad accompagnare in
modo magistrale il testo, sono le immagini, spesso a tutta
pagina, di Roberto Innocenti, dalla nitidezza fotografica
iperrealista, ricchissime di dettagli e di particolari nella
descrizione degli ambienti (la stazione, i vagoni dei treni, le
pozzanghere per terra e persino le traversine delle rotaie) e
anche del vestiario dei personaggi ritratti (in cui spicca
sempre la stella a cinque punte), ma con l'angosciante
particolarità dell'assenza di volti umani: infatti tutte le
figure sono rappresentate di spalle o al massimo di tre quarti,
senza che si possa intravedere alcun tratto caratteristico del
viso quali occhi o bocca. Quasi fosse troppo doloroso, anche per
l'illustratore, guardare in faccia, leggere le emozioni sui
volti dei protagonisti del racconto.
notizie tratte dal
sito: http://www.forkids.it/html/default.asp
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