Siamo da poco partiti, con
grande entusiasmo, alla scoperta della storia e
delle tradizioni del nostro paese.

Tra le usanze scomparse…. Il Carnevale.
Sapevate che il Carnevale iniziava il 17 gennaio
con il proverbio “A SANT’ANDUNJe MASCHERe
E SUNe”?
In realtà quel giorno, più che alle mascherate,
si pensava agli animali che venivano portati dai
contadini in via Cavalli Stalloni, attualmente
via Paolo VI, per l’annuale benedizione.
Per tutto il periodo del Carnevale, la gente si
travestiva con abiti semplici e i bambini
andavano dai parenti per chiedere: Mènele
(Mandorle), Scaldatìlle (Taralli), Mustacciùle
(Mostaccioli) e Zazicchie (Salsiccia), dopo aver
recitato una nota filastrocca:
CARNUALe – CARNUALICCHJe
DAMMe NU PICCHe De ZAZICCHJe
Se TUVe NNO Me LA VU’ DA’
CA Se POZZA MBRACIDA’
“Carnevale – Carnevalicchio dammi un poco di
salsiccia, se tu non me la vuoi dare che possa
andare a male”
I l
giovedì grasso si mangiavano “CINGULe De
GRANARSe” (Cavatelli di grano bruciato) con
il sugo di salsiccia piccante.
L’ultimo giorno c’era il funerale del Carnevale:
un fantoccio, deposto in una bara, girava su un
carretto per tutto il paese, fra le urla
disperate dei “parenti”.
Con il Mercoledì delle Ceneri cominciava la
Quaresima che era un lungo periodo di rinunce e
di astinenza dalle carni.
La Quaresima veniva rappresentata con un pupazzo
vestito di nero, appeso con un fil di ferro fra
due balconi.
Restava lì alle intemperie, giorno e notte, per
tutti i quaranta giorni della Quaresima. Che bei
tempi!
Sarebbe piacevole vivere ancora quel Carnevale
fatto di cose semplici.
Roberta e Aurora
Classe IV B
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