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Da "Scuola e Didattica", N°6 pubblicazione 15 Novembre 2006,
Casa Editrice "La Scuola" Brescia Come apprende la persona diversabile: prerequisiti agli apprendimenti e pratica motoria
Prof. Salvatore Mininno
Uno dei mezzi che senza dubbio contribuisce alla formazione del diversabile è l’educazione fisica . Essa favorisce l’integrazione del diversabile attraverso le molteplici attività che può proporre, e in più se questo processo avviene nel migliore dei modi, può promuovere anche un recupero psicomotorio del soggetto il quale ha trovato l’ambiente a lui adatto per realizzarsi come persona. Compito dell’educatore fisico sarà quello di tener conto: 1) della tipologia e gravità di handicap; 2) dell’attività motoria adatta al tipo di diversabilità; 3) dovrà adottare una adeguata metodologia che tenga conto delle condizioni di partenza, le attività, la verifica, e attraverso essa dovrà raggiungere l’obiettivo di un recupero ottimale delle potenzialità.
Ruolo dell’insegnante nel rapporto con la persona-alunno diversabile
Nell’ambito di tutte le trasformazioni avute nella scuola, anche il ruolo docente è mutato. La professionalità dell’insegnante si esplica nell’essere promotore, elaboratore di nuovi modelli culturali e nello stesso tempo nel promuovere la formazione umana e critica della personalità dei singoli alunni. Questi deveno essere mesi in grado di possedere gli strumenti fondamentali per poter capire se stessi, per poter leggere la realtà in cui si è inseriti. La scuola deve configurarsi come il momento educativo che aiuta la persona-alunno a impadronirsi della realtà, perché il soggetto umano non può orientarsi, se non possiede gli alfabeti per capire se stesso e per operare le sue scelte responsabili in questo mondo soggetto a continui dinamismi che minacciano il senso della propria identità personale anche nella vita adulta. Nel rapporto docente-alunno diversabile si perde di vista la persona-alunno e si ferma l’attenzione sull’handicap, di cui egli è portatore facendo coincidere la diversabilità col disturbo. Quindi l’educatore deve studiare una strategia educativa e un metodo didattico per motivare il discente e dare il meglio di sè, utilizzando le proprie capacità e potenzialità che favoriranno il suo apprendimento. Esso deve essere di tipo funzionale e non meccanico, deve andare dal semplice al complesso, bisogna dare alla persona la possibilità di acquisire nuove capacità, nuove abitudini, nuovi apprendimenti. Per il diversabile importante sarà non il ”quanto” ma il “come” esso apprende. Ma per ottenere ciò è necessario che si privilegino le operazioni concrete, motorie, i cui obiettivi siano rispondenti alle capacità e possibilità della persona. Questo modo di procedere determina una maggiore capacità di apprendimento conseguente all’introduzione del lavoro nel piano educativo personalizzato (PEP): l’abilità dell’insegnante sarà nel cercare di collegare le fasi di questo lavoro con la fase cognitiva dell’apprendimento linguistico, logico-matematico e motorio. I tempi di assimilazione ed elaborazione saranno più lunghi, i ritmi d’apprendimento diversi, l’intervento particolarmente personalizzato.
Come apprende la persona-alunno diversabile
In genere per il diversabile psicomotorio l’apprendimento dei concetti, delle regole e dei principi, della soluzione dei problemi è arduo e problematico. La difficoltà o l’impossibilità di concettualizzazione e di elaborare mentalmente i contenuti appresi, crea i presupposti per una insufficiente assimilazione per cui il diversabile non riesce ad elaborare in modo personale i contenuti e di tradurli concretamente in un prodotto personale. Tutto ciò pone problemi didattici: a) la scarsa capacità di elaborare e di memorizzare richiede la “ripetizione” di azioni motorie adeguate alle possibilità dell’alunno. La “ripetitività” quindi è importante in quanto rinforza i processi e mette in atto il graduale strutturarsi di automatismi; b) la difficoltà di anticipare mentalmente il risultato di un apprendimento motorio comporta la necessità di impostare unità di apprendimento con obiettivi formativi a brevissima scadenza, al fine di consentire al diversabile psicomotorio di operare, di vedere il risultato del suo lavoro e di cogliere una gratificazione immediata. Se non c’è un risultato concreto e gratificante è difficile mantenere l’interesse e la motivazione su livelli sufficienti; c) la difficoltà di elaborare mentalmente l’operazione da compiere determina la lentezza nei processi di apprendimento del diversabile. La traduzione pratica di ciò che il soggetto pensa incontra quasi sempre un ostacolo nella sua difficoltà o incapacità a interpretare e a rappresentarsi mentalmente ciò che deve poi produrre. Potremmo dire che il suo apprendimento si attua per “imitazione” di ciò che vede fatto dagli altri, per “esecuzione” su comando e dopo “dimostrazione” degli altri, ma difficilmente si verifica un apprendimento creativo a causa della “viscosità genetica e dell’inerzia intellettuale”; d) il fatto che il diversabile psicomotorio apprende in modo soddisfacente ai primi livelli della gerarchia dell’apprendimento porta alla conseguenza che egli otterrà risultati migliori nelle operazioni concrete (attività motoria, giocosport, sport adattati). La gratificazione poi per un compito superato e per un obiettivo conseguito costituisce una forte motivazione a nuovi impegni. E’ importante quindi realizzare concretamente un’attività scolastica (ed extrascolastica) in cui trovino adeguato spazio, accanto agli apprendimenti, tutte quelle attività ludiche, espressive, psicomotorie, così importanti per lo sviluppo della personalità.
Prerequisiti agli apprendimenti scolastici e pratica motoria
L’educazione fisica ha come obiettivo quello di aiutare lo sviluppo globale della personalità dell’alunno. L’intervento avrà inizio dalla segnalazione, da parte degli insegnanti, di quegli alunni che presentano difficoltà nella lettura (lettura sillabica, scorretta, monotona, perdita della linea di lettura,..), nella scrittura (speculare, grande o irregolare,…), incordinazione motoria, scarso senso del ritmo, difficoltà di concentrazione,.. Viene dunque elaborato una unità di apprendimento per l’area motoria comprendente attività che colmino le particolari carenze dell’ alunno. Per imparare ad apprendere senza difficoltà, il discente deve essere motivato a questo suo apprendimento e possedere determinati requisiti. Infatti, per imparare senza difficoltà a leggere deve possedere le nozioni fondamentali di alto-basso e di sopra-sotto, di prima-dopo e di sinistra-destra. Sempre per l’apprendimento della lettura occorre avere anche un linguaggio sufficientemente sviluppato, capacità di attenzione prolungata, possibilità di accesso al simbolo, capacità di seguire la linea di lettura dall’alto in basso e da sinistra a destra, capacità di organizzazione delle relazioni nello spazio e nel tempo, percezione visiva ed uditiva sufficientemente sviluppate. Per apprendere la scrittura, oltre alle suddette abilità, l’alunno deve possedere indipendenza del braccio dal tronco, dell’avambraccio dal braccio, della mano dall’avambraccio, capacità di rilassamento globale e segmentario, abilità manuale, capacità d’inibizione volontaria, coordinazione oculo-manuale. Per l’apprendimento della matematica l’alunno deve possedere nozioni di più, meno, pari, simile, alcuno, nulla, pochi, tanti, capacità d’organizzazione delle relazioni logiche e topologiche. Quando un alunno diversabile psicomotorio viene messo di fronte agli apprendimenti scolastici, è opportuno verificare e rafforzare il possesso di conoscenze e abilità motorie attraverso una serie di esercizi. Per elencare solo alcune delle possibili manifestazioni, l’alunno che non possiede la nozione di alto-basso e di sinistra-destra, congiunte ad una percezione visiva sufficientemente sviluppata, potrà confondere nella lettura lettere che si differenziano solo per la posizione dell’asta e del “tondo”, come la p, q, b, d. Colui che non ha capacità di rilassamento, di indipendenza segmentarla, ed abilità manuale, avrà probabilmente scrittura puntata, irregolare, nei casi estremi illeggibile e si stancherà scrivendo. L’alunno che non sa organizzare le relazioni spazio-temporali potrà fare salti ed inversioni di lettere e/o sillabe nella lettura e nella scrittura. Nella stragrande maggioranza dei casi, determinati sintomi si accompagnano a determinate carenze psicomotorie e, quando ci sono sintomi senza carenze, occorre cercare nella sfera affettiva. Per favorire l’acquisizione o rinforzare il possesso di nozioni come alto-basso e sopra-sotto si consigliano i seguenti esercizi: saltare sulla panca, saltare dalla panca, lanciare la palla in alto e in basso, passare sopra e poi sotto un ostacolo, alzare la testa, un braccio, una gamba e poi abbassarli. La capacità d’organizzazione delle relazioni nello spazio e nel tempo, la distinzione della destra e della sinistra e la capacità d’attenzione sono strettamente collegate allo sviluppo dello schema corporeo, che è conoscenza progressiva del corpo, che si completa e perfeziona nel tempo. Un itinerario per favorire la conoscenza di sé, potrebbe essere il seguente: distinguere le parti del corpo, prima globalmente: parte davanti, di dietro, parti che stanno in alto, in basso, a sinistra, a destra; poi, sempre più in particolare, distinguere la testa, il collo, il tronco, gli arti superiori, gli arti inferiori. Delle parti del corpo osservare i particolari non solo come semplice nomenclatura, ma scoprendo, attraverso il movimento e l’azione, gradatamente, le loro possibilità.
Solo recentemente gli alunni diversabili hanno cominciato a partecipare attivamente alle lezioni di educazione fisica. Il diritto di partecipazione lo si rileva chiaramente nel programma della Scuola media del ’79, che considera questa attività educativa per la formazione dell’uomo e del cittadino, e che mira alla partecipazione di gruppo il più possibile attiva dell’alunno qualunque sia la sua condizione. Nel Decreto legislativo 59 viene ribadito il concetto di personalizzazione e di partecipazione attiva del diversabile in tutte le attività educative e formative promosse dall’istituzione scolastica. Pertanto, l’insegnante deve favorire attraverso l’educazione fisica personalizzata, l’integrazione del diversabile adeguando spazi, organizzazione, metodo e, soprattutto, attivando una relazione educativa pregnante sul piano affettivo.
Prof. Salvatore Mininno
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